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Il lucchetto della mia bici è 39 volte più sicuro di una chiave eMudhra

·5 min lettura
Illustrazione Tomato Blue: un quadrante a combinazione luminoso al centro di un circuito, a simboleggiare le chiavi private eMudhra con sole 256 combinazioni possibili.

Il lucchetto della mia bici ha quattro rotelline, diecimila combinazioni possibili, e me l'hanno rubata due volte comunque — niente pallottoliere, un tronchese e due minuti. Lo racconto perché la prossima volta che qualcuno mi vuole impressionare con «sono miliardi di combinazioni, è impossibile da indovinare» vorrei che si ricordasse che la sicurezza non vive solo nella matematica.

Il 17 ottobre, però, è successo qualcosa in cui la matematica da sola non ha retto nemmeno quella: un pezzo di infrastruttura molto più importante del mio lucchetto aveva, di fatto, meno combinazioni di lui.

Il notaio di internet

Quando apri il sito della tua banca e vedi il lucchettino verde accanto all'indirizzo, qualcuno sta garantendo che quel sito è davvero quello che dice di essere, e che la password che digiti arriva cifrata. Quel qualcuno è un'autorità di certificazione: emette certificati digitali che Chrome, Firefox, Safari e gli altri browser si fidano a riconoscere, perché quell'autorità è inclusa nei loro «root program» — l'elenco dei notai di cui ci si fida per default. eMudhra è una delle principali autorità di certificazione indiane, e sei dei suoi certificati intermedi sono considerati affidabili dai root program di Chrome, Mozilla, Microsoft e Apple; altri due, usati per firmare software, sono affidabili per Microsoft.

Il timbro di un notaio così dovrebbe essere, letteralmente, impossibile da indovinare: per gli standard usati oggi (curva ellittica P-384) parliamo di una chiave privata scelta a caso tra un numero con 384 cifre binarie di possibilità.

Il 17 ottobre

Il 17 ottobre 2026 un ricercatore ha segnalato a Mozilla (la segnalazione, inoltrata dal Chrome Root Program, è arrivata alle 20:06 UTC) che le chiavi private di otto certificati intermedi eMudhra — sei per TLS, due per la firma del codice — non erano affatto numeri casuali a 384 bit. Erano tutte numeri interi inferiori a 256. In pratica, una chiave pensata per avere centinaia di cifre binarie di libertà si riduceva a un singolo byte: al massimo 256 valori possibili da provare, contro le diecimila combinazioni del mio lucchetto a quattro rotelline. Fate i conti: 10.000 diviso 256 fa circa 39. La mia bici, rubata due volte, era 39 volte più difficile da aprire di una chiave che doveva proteggere l'infrastruttura di fiducia del web.

Quelle chiavi erano state generate il 30 aprile 2025 e sono rimaste nei sistemi di eMudhra in quello stato fino alla segnalazione del 17 ottobre 2026, prima che qualcuno se ne accorgesse. Non è ancora chiaro perché: eMudhra ha indicato il processo di generazione nel proprio modulo hardware di sicurezza come punto da esaminare, ma la causa esatta del difetto non è stata accertata.

Cosa rischia davvero chi si siede nel wi-fi dell'aeroporto

Con appena 256 valori possibili, recuperare una di quelle chiavi private non richiede uno sforzo da stato-nazione: è una ricerca che si esaurisce in pochi tentativi. Chi ha in mano una di quelle chiavi può firmare un certificato che i browser accettano come autentico per qualsiasi dominio — anche quello della tua banca — e usarlo per leggere in chiaro quello che scrivi mentre sei collegato, che so, al wi-fi di un aeroporto. È lo scenario da manuale del certificato fraudolento. Dal materiale pubblico non risultano abusi documentati: il rischio è stato reale, ma per quanto emerso finora è rimasto teorico.

La reazione

Mozilla ha ricevuto la segnalazione il 17 ottobre alle 20:06 UTC, inoltrata dal Chrome Root Program, e ha ricavato le chiavi anche da sola, in modo indipendente, entro le 21:48 UTC — meno di due ore dopo. Ha poi revocato le chiavi in Firefox (tramite OneCRL) alle 22:59 UTC, meno di tre ore dalla segnalazione. Chrome ha corroborato la scoperta e aggiornato il proprio CRLSet con le sei chiavi del traffico web alle 22:46 UTC dello stesso giorno. Apple ha corroborato la scoperta alle 21:05 UTC e ha chiesto attestazioni aggiuntive a eMudhra. eMudhra ha revocato tutti e otto i certificati coinvolti la mattina dopo, il 18 ottobre. Microsoft, invece, secondo quanto riportato dal ricercatore che ha segnalato il caso, non aveva ancora risposto al 18 ottobre.

Dal materiale pubblico disponibile non risultano, a oggi, abusi documentati di queste chiavi. Mozilla e Chrome, i browser con cui naviga la maggior parte delle persone, hanno chiuso la falla dal loro lato in poche ore, non in giorni; per Apple risultano solo la corroborazione e la richiesta di attestazioni aggiuntive.

Non è DigiNotar, ma un campanello lo è comunque

Nel 2011 un'altra autorità di certificazione, l'olandese DigiNotar, perse la fiducia dei browser e chiuse in pochi mesi. Non è lo stesso problema: lì c'era stata un'intrusione con emissione di certificati fraudolenti, qui una chiave generata male. Ma la conseguenza a cui un'autorità di certificazione va incontro quando la fiducia si incrina è la stessa, ed è quella da cui dipende l'intero sistema: se i browser smettono di fidarsi di te, il tuo lavoro di notaio di internet finisce.

La morale, per quanto mi riguarda, è semplice: il mio lucchetto da quattro cifre non protegge nessuno davvero, lo so bene, me l'hanno portato via due volte. Ma almeno non finge di avere 384 bit di sicurezza quando ne ha otto.

Fonti